Azienda Agrituristica Case Damma- Contrada Damma 96100 Siracusa (SR) - SICILIA
Tel: 0931.717405 - 705273 - 69751 cell.335.8086513 - 347.2536720
e-mail: info@casedamma.it
Indietro
 
sempre
Tour della Sicilia orientale di 7 giorni, tra le più affascinanti riserve naturali e le mitiche zone archeologiche, con pernottamento e prima colazione in azienda agrituristica Case Damma, possibilità del trattamento di mezza pensione.
1 giorno: Visitare Siracusa e i suoi dintorni con gli innumerevoli siti archeologici, i musei, le vicine riserve naturali, i centri della sua provincia famosi in tutto il mondo per la particolare espressione del barocco siciliano, rappresenta una esperienza piacevolmente unica. Per vedere tutto i giorni a disposizione dovrebbero essere davvero tanti. Quello che proponiamo qui è un itinerario attraverso i luoghi più rappresentativi sia dal punto di vista archeologico sia architettonico e artistico sia delle bellezze naturali.
IL TEATRO GRECO
Uno dei più grandi teatri del mondo greco che sorge sulle pendici del colle Temenite. La prima fase della sua costruzione risale all'epoca di Ierone I la cui corte era frequentata da Pindaro, Simonide, Bacchilide ed Eschilo nel 474 a.C.
LATOMIE DEL PARADISO E DEI CAPPUCCINI
Enormi cave di pietra su una superficie di diversi chilometri quadrati in un susseguirsi di giardini (Paradisos vuol dire "giardino sospeso") e dirupi rocciosi. Da queste cave furono ricavate le colonne monolitiche alte 8 metri e con un diametro di 2 metri utilizzate nel VI secolo per edificare i templi di Apollo e di Giove. All'interno l'Orecchio di Dionisio, una grotta artificiale in cui il tiranno Dionisio faceva rinchiudere i prigionieri. Il nome di "orecchio di Dionisio" venne attribuito dal pittore Michelangelo Merisi detto Il Caravaggio per la caratteristica sonorità che consente di avertire anche i più leggeri bisbigli attraverso un foro che si trova in cima. Si dice che in questo modo Dionisio facesse spiare i nemici imprigionati.
Sempre all'interno delle Latomie del Paradiso si trova la Grotta dei Cordari, così denominata per la tradizione risalente al XVII secolo della lavorazione della corda.
L'ALTARE DI IERONE
Probabilmente eretto nella seconda metà del III secolo a.C. Un altare più grande di uno stadio olimpico, lungo 198,4 metri e largo 22,6 metri.
ANFITEATRO ROMANO
Poco distante dall'Altare di Ierone e dal Teatro Greco fu teatro di sanguinosi scontri tra gladiatori. La sua edificazione potrebbe risalire al I secolo a.C.
LA BASILICA DI SAN GIOVANNI
Una delle prime chiese paleocristiane di Siracusa costruita verso il VI secolo d.C. a lato della Cripta di San Marziano, il protovescovo di Siracusa inviato, secondo la tradizione, da San Pietro.
Accanto, le Catacombe di San Giovanni e, poco distanti, le Catacombe di Vigna Cassia, le più antiche, scavate probabilmente nel IV secolo d.C.
TEMPIO DI ATENA E CATTEDRALE
Fatto edificare da Gelone dopo la vittoria nella battaglia di Imera nel 480 a.C. sul punto più alto di Ortigia in un luogo già considerato sacro pe la preesistenza di un tempio arcaico. Ancora oggi è il luogo più sacro della città in quanto la Cattedrale incastona nelle sue pareti l'antico colonnato del tempio sin dai tempi del vescovo Zosimo durante la dominazione bizantina.
PALAZZO VERMEXIO E PALAZZO BENEVENTANO
Il catastrofico terremoto del 1693 fece fiorire a Siracusa come a Noto e come in altri centri della provincia il Barocco Siciliano, ma il Palazzo Vermexio (prende il nome del famoso architetto che lo progettò) era già stato ultimato nel 1633. Il palazzo Beneventano, che si deve invece all'architetto Luciano Ali', allievo di Andrea Palma, venne ultimato nel 1775. Questi palazzi, insieme alla facciata della Cattedrale, il Palazzo Vescovile, la chiesa di Santa Lucia alla Badia con la sua splendida facciata del Caracciolo la cui compostezza ricorda le prime fasi del barocco ed è in vivace contrasto con la superba balconata in ferro battuto, incorniciano Piazza Duomo, definita da molti illustri visitatori una delle piazze più belle del mondo.
FONTE ARETUSA
Vuole la leggenda che Aretusa, ninfa di Artemide, dea della caccia, essendo intenta ad attraversare l'Alfeo, un fiume che scorre non lontano da Corinto, si sentì tanto soffocare dall'abbraccio del fiume che, guadagnata la riva, implorò Artemide di liberarla dai desideri d'amore di Alfeo. La dea la condusse allora attraverso i sentieri sottomarini dell'Egeo fino all'Isola di Ortigia, trasformandola in fonte. La disperazione di Alfeo fu tale da raggiungere anche lui Ortigia e confondere le sue acque con quelle di Aretusa. Il mito delinea un congiungimento spirituale diretto tra la Grecia e Siracusa
MUSEO NAZIONALE DI PALAZZO BELLOMO
Sorge in due diversi edifici medievali dell'epoca di Federico II di Svevia. Tra gli innumerevoli capolavori segnaliamo L'annunciazione dell'Angelo di Antonello da Messina (1474) e la Deposizione di Santa Lucia del Caravaggio (1608).
CASTELLO MANIACE
Sulla punta estrema meridionale dell'Isola di Ortigia. Prende erroneamente il nome da Giorgio Maniace che, liberata la città dal dominio arabo intorno alla metà dell' XI secolo, per renderla più sicura, fece rafforzare le mura e ideò un castello circondato in gran parte dal mare. Tuttavia la costruzione del castello risale alla dominazione di Federico II di Svevia intorno alla prima metà del XIII secolo.
TEMPIO DI APOLLO
Probabilmente il più antico tempio dorico della Sicilia. Appena all'ingresso dell'Isola di ortigia.
GINNASIO E TEATRO ROMANO DI VIA ELORINA
Il Ginnasio era uno dei luoghi in cui in epoca romana venivano praticati nello stesso tempo lo sport e la cultura. Risale alla seconda metà del I secolo d.C.
OLYMPIEION: TEMPIO DI ZEUS OLIMPICO
Uno dei templi più antichi della Siracusa greca. Di poco successivo al tempio di Apollo e di un secolo circa precedente al tempio di Atena. Sorge sul colle che dominava le paludi Lisimelie e le foci dell'Anapo e del Ciane che sfociano appaiati.
CASTELLO EURIALO
La costruzione militare denominata Castello Eurialo era di grandissima importanza strategica per la Siracusa del tiranno Dionisio. E' considerata, con i suoi 15.000 metri quadrati di supeficie la fortezza militare più complessa della storia greca. Sorge sul colle di Epipoli, uno dei cinque quartieri in cui era suddivisa la città. Il suo nome deriva dalla conformazione che assunse con il contributo dei migliori ingegneri dell'epoca, la forma di un chiodo dalla testa larga (euryale).
LA FONTE CIANE
La Fonte del fiume Ciane, sulle cui rive cresce spontaneamente il papiro, deve il suo nome ad una leggenda: Ciane, ninfa di Proserpina, era stata punita da Plutone, dio degli inferi, e trasformata in sorgente perchè da lei accusato di aver rapito Proserpina intenta a raccogliere fiori sulle rive del lago di Pergusa. La trasformazione raccontata da Ovidio nelle "Metamorfosi" è bellissima: forti lamenti si levano dalla bocca di Ciane e un mare di lacrime inonda il suo volto, le sue ossa diventano flebili, le unghie perdono la loro durezza, i capelli, le gambe e i piedi si trasformano incredibilmente in acqua gelida, il suo dorso, i suoi fianchi, il suo seno scorrono a lungo sino a perdersi nelle acque increspate del mare.
MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE "PAOLO ORSI"
Il museo, uno dei più importanti del mondo, si divide in tre settori:
il primo settore comprende la Preistoria e la Protostoria;
il secondo settore comprende Siracusa e Megara Iblea durante il tempo delle rispettive fondazioni;
il terzo settore comprende i centri indigeni ellenizzati ed inoltre Gela e Agrigento.
2 giorno escursione al cavagrande del Cassibile meravigliosa riserva naturale
Il tavolato calcareo Ibleo è fittamente inciso da profonde valli, dei veri e propri canyon, che si chiamano “cave” e fra le più interessanti spettacolari c’è sicuramente la Cava Grande del Cassibile.
Sembra ombra di dubbio è una delle meraviglie della Sicilia, un luogo dove contemporaneamente si possono scoprire una natura quasi incontaminata e tracce dell’uomo, sin dal Neolitico.
In questa impressionante fenditura del tavolato, inciso dal fiume Cassibile nel suo alto e medio corso, lunga circa dieci chilometri, larga in alcuni punti circa uno e profonda in alcuni tratti fino a circa trecento metri, scorre l’antico Kakyparis dei greci, che continua ad erodere con le sue stupende acque cristalline, formando le cosiddette marmitte dei giganti (erosione dovuta ai sassi portati dalla corrente, che ne loro giro vorticoso erodono la roccia formando delle conche circolari) e dei piccoli e profondi laghetti.
In tutti gli Iblei, probabilmente, non vi è un altro ambiente di così drammatica e selvaggia bellezza naturale, come il canyon inciso dal fiume Cassibile nel suo alto e medio corso.
3 giorno visita Ragusa Ibla bellissima città piena di barocco location dei film di Montalbano
Ad Ibla piazza Pola è certamente una delle piazze principali.
Pur se non scenografica come quella del Duomo o di svincolo verso varie mete come quella degli Archi si deve considerare tale perché oltre ad essere il capolinea di due delle otto linee urbane è circondata da bar e circoli operai che la animano costantemente. E' inoltre sede degli uffici comunali costruiti sull'area di un'ex convento e legato a quel gioiello barocco che è la chiesa di San Giuseppe e circondata da palazzi nobiliari. È da qui che inizia questo itinerario.
Lasciandoci alle spalle la piazza si percorra la via Orfanotrofio dove su ambedue i lati sorgono palazzi risalenti al dopo terremoto, alcuni in stile tardo barocco, altri in stile rinascimentale.
Solo dopo alcune decine di metri, a destra, si possono osservare i resti della chiesa di Sant'Antonio già sede di Santa Maria La Nova che ospitava i benedettini sin dai tempi di Goffredo il Normanno. Dell'antica struttura del XII secolo rimane un bellissimo portale in stile gotico dalle linee essenziali ed eleganti, che ha resistito per parecchi secoli sia agli attacchi del tempo che alle incurie degli uomini.
Proseguendo, adiacente la chiesa, si può ammirare il bel palazzo Di Quattro , fatto costruire nel '700 dal duca Arezzi di San Filippo e passato in seguito alla famiglia Di Quattro, dalla quale ha preso il nome. Attualmente i vani del pianterreno sono occupati da una bottega-esposizione di un antiquario.
Proseguendo sempre sulla via Orfanotrofio sempre sulla destra si incontra il collegio delle teresiane e la relativa chiesa di Santa Teresa . In fase di restauro si prevede che nell'ex convento sarà allocato un Museo con le opere del maestro Cappello recentemente scomparso.
Voltando a sinistra, a lato della chiesa che prospetta lungo la via delle Suore, si arriva in una piazzetta (piazza Chiaramonte) in cui dà bella mostra di se la chiesa di San Francesco all'Immacolata .
Secondo una tradizione locale questa chiesa e il suo bel campanile sono parte dei resti di un palazzo voluto dai Chiaramonte , conti di Ragusa e Modica, ed abitato sino ai tempi della famiglia Cabrera che lo donavano ai frati francescani . Un'indagine storica ha però messo in evidenza la vera storia della chiesa-convento e le sue fasi di sviluppo.
Mentre la chiesa è regolarmente aperta al culto nell'attiguo convento ha sede l'ospizio di mendicità comunale adibito a casa di riposo per anziani di cui risulta interessante, al pari della chiesa, vederne gli interni. Accanto la torre campanaria, nel giardinetto dell'ospizio, una portale gotico ricostruito rimarca le antiche origini dell'immobile.
Risalendo ora dalla strettissima via Chiaramonte si giunge sul retro del palazzo Battaglia , forse il primo palazzo nobiliare realizzato dopo il tragico terremoto del 1693. Si rende caratteristicoa per aver due facciate principali: questa risale alla seconda metà del 700 e fu realizzata allor quando una figlia dei Battaglia si sposò. Per vedere ora l'altra si deve percorrere una viuzza tanto stretta da permettere un passaggio aereo fra il palazzo e la vicina chiesa dell'Annunziata di cui i Battaglia si riservarono lo jus patronato; il portone principale del palazzo è numero 95 della via Orfanotrofio dove ora siamo ritornati.
Fra la chiesa e il palazzo un'altro palazzotto settecentesco, palazzo Arezzi, dà l'impressione di esser un tutt'uno con la chiesa.
Risalendo ancora per la via Orfanotrofio si è ora nel largo Camerina da cui per la via Cabrera si giunge in piazza Duomo sicuramente il luogo più scenografico del nucleo barocco di Ibla.
La piazza è dominata nella parte alta dalla splendida chiesa di San Giorgio opera fra le più insigni del barocco siciliano. La stupenda piazza di forma irregolare e in leggera pendenza è circondata da bei palazzi classici e barocchi, fra i quali spicca per la sua scenografia il palazzo Arezzi , con un magnifico arco sotto il quale passa la strada che oggi conduce all'ex Distretto Militare ora sede dell'Università, sito che cela fra le fondamenta resti dell'antico Castello scomparso sin dalla costruzione del villino Arezzo .
La piazza Duomo è ravvivata al centro da verdi palme, che piantate da quasi un secolo le danno un esotico tocco di colore pur occludendo la vista e la prospettiva dell'imponente facciata del Duomo.
È il centro della vita cittadina, di questo nucleo storico, ed è sicuramente ancor'oggi teatro delle più importanti manifestazioni civili e religiose del quartiere di Ibla tanto che è il centro della festa del patrono San Giorgio che delle processioni del periodo pasquale.
Con Ibla viva, negli anni scorsi è stata invasa con le vie adiacenti da espositori con bancarelle e stands dei più tipici prodotti artigianali iblei mentre si tengono concerti e si recitano versi di poeti locali.
Nella parte bassa della piazza, una bella fontana crea un angolo magnifico fra i palazzi Arezzi e Veninata , costruiti in stile classicheggiante fra la fine dell'800 e gli inizi del '900.
Subito a lato, prima di immettersi nel corso XXV Aprile, a destra, si prenda la via del Convento dove dopo poche decine di metri ed una breve scalinata ci si proietta sull'altro versante di Ibla, quello meridionale. Sul lato sinistro, lungo la via Torrenuova, il palazzo Capodicasa con i suoi otto balconi arricchiti da ampi finestroni sovrastati da frontoni rettilinei ripieni di sculture in stile neoclassico, conchiglie al centro e originali fiori ai lati. La residenza nasce sulle spoglie della chiesa di Sant'Agostino da cui si ha attualmente l'accesso, e dall'annesso convento giacchè nel 1847 gli agostiniani dovettero abbandonare i luoghi. Di fronte, nascosto da un portone metallico, uno degli accessi alla città sconosciuto dai più.
Sul versante opposto, oltre la cava del Torrente Santa Domenica l , l' Ospedale Maria Paternò Arezzo il più grande dei tre ospedali ragusani.
Nello scorso secolo proprio in questo luogo alla fine della scalinata di via del Convento era stata realizzata una bella piazzetta con belvedere. Oggi se ne vedono solo i resti in parte crollati, mentre da un'ampia scalinata in pietra chiara e un modesto sagrato si può accedere alla bella chiesa di Santa Maria del Gesù con annesso convento, il più esteso di Ibla, oggi in via di restauro e ricostruzione, visto che negli anni cinquanta in parte ne crollava un'ala; al completamento sarà adibito a museo vista l'estensione degli spazi espositivi che si sviluppano all'interno sui cinque livelli.
Poco oltre, risalendo la via Torrenuova, è possibile ammirare un'altro gioiello barocco di Ibla la chiesa di Santa Maria dello Spasimo , mentre dal prospetto laterale della chiesa di Santa Maria del Gesù si accede invece alla porta Walter , una delle antiche vie di accesso della città e da cui è possibile discende il versante.
La porta è oggi l'unica dei cinque accessi alla Ibla medievale che sia resistita. Deve il suo nome all'evoluzione del nome legato all'utilizzo che se ne faceva: era la porta dei "saccari", i portatori d'acqua, che da quel tratto di cava denominata Puzzo (pozzo) per la presenza di una sorgente perenne che permetteva di dissetare la città con un via vai interminabile portavano la fresca acqua ai palazzi dei nobili signori.
Da poco riaperta al traffico pedonale, la mulattiera aveva ai lati quattordici cappelle di una via Crucis che snodandosi lungo i versanti, e attraversando il fondo valle, conduceva ad una chiesetta del prospiciente colle Rito eremo del Bollarito oggi sconsacrata ed adibita ad abitazione privata. Di quelle cappelle sacre se ne conservano solo due ubicate nei pressi dell'ospedale Maria Paternò Arezzo.
Scomparsa oggi la seconda parte della stradella scendendo dalla porta incontriamo la via Ottaviano, conosciuta anche come la strada "panoramica del parco", da cui è possibile rientrare verso l'altra parte di Ibla, quella più prossima al versante ragusano.
Lungo questa moderna arteria che svincola il traffico dal centro storico si incontra la chiesa di Santa Maria dei Miracoli dall'inconsueta forma ottagonale e prendendo a destra per la via Aquila Sveva, dopo aver oltrepassato la chiesa di Santa Barbara , si giunge per la stretta stradina alla piazza degli Archi passando accanto al contrafforte della chiesa della Anime Purganti .
Attraversata la piazza si ammiri l'edicola votiva alla Madonna del Rosario all'ingresso della via Giusti e intrapresa questa strada un po' oltre l'edicola della Sacra Famiglia; continuando la nostra passeggiata ecco la chiesa di San Filippo Neri l che si incontra a sinistra delimitata da una cancellata in ferro, entro un piccolo e silenzioso spiazzo antistante la facciata.
Proseguendo ancora un po ci si ritrova in una piazza disposta accanto alla parte canalizzata del torrente della Cava Santa Domenica .
Si è ora al centro del quartiere di San Paolo .
Questo quartiere, uno dei più caratteristici di Ragusa Ibla, è situato presso il corso d'acqua oramai ingabbiato in parte in una galleria e nella quale ancora oggi scorre il ruscello che alimentava fino a diversi anni fa parecchi mulini . Quel dolce rumore contribuisce a tenere sveglio l'ambiente sonnolento del quartiere, un quartiere dove la natura sta prendendo il sopravvento sulle case e sulle stradine piccole che si incrociano con scale e si perdono in cortili o su per il colle, seguendone il profilo.
Alcuni viottoli conservano ancora l'aspetto del tempo passato che qui sembra si sia fermato. Alcuni anni fa essi hanno fatto da palcoscenico alla rappresentazione di un Presepe vivente, che ha fatto rivivere per qualche giorno le poche case e le grotte ormai solamente in parte utilizzate.
In questo quartiere molte case sono ancora dipinte di bianco, tipico dell'ambiente mediterraneo, mentre le stradine sono ancora lastricate con le tipiche basole di calcare bianco, superate da ballatoi, attraversati da fornici. Le case hanno finestre con vasi di gerani sempre fioriti e con l'immancabile odoroso basilico o il prezzemolo o la menta; ai balconi vengono asciugate trecce di pomodoro e di peperoncino rosso, e meloni bianchi assiepati nell'attesa di essere consumati.
Forse solo in questo quartiere la vita si svolge ancora ad opera dei pochi anziani e dei pochissimi giovani che non hanno abbandonato Ibla e che sono sempre disponibili per un saluto anche se non ti conoscono.
Nel percorrere queste vie è facile imbattersi in case che hanno ancora il pollaio per l'uovo fresco, in chiassi dove giocano bambini sempre meno numerosi rispetto ai tempi passati, e dove è facile veder gatti crogiolarsi al sole, mentre le ortiche, i fichi selvatici ed i capperi cominciano a coprire i muri scalcinati che mostrano la tenera e calda pietra locale corrosa, i segni inequivocabili delle intemperie e degli anni. Ovunque si respira un'aria di tempi ormai finiti.
È in zone come queste che è dolce camminare senza una meta precisa, dove ogni angolo riserva una sorpresa:, un antico portale signorile, un magnifico balcone, un'edicola sacra ancora visitata o la piccola chiesa di San Paolo da cui il quartiere oggi prende il nome.
Da questo lato del versante è possibile, salendo un po' su per le stradine del colle, percorrendo Via Canale e la discesa omonima immergersi in un salto di millenni nel tempo che fu, fra tombe sicule a forno che nel corso degli anni hanno resistito alle ingiurie degli uomini che talvolta le hanno riutilizzate come depositi o anche come garage. Nella parte bassa si notano degli enormi antri bui, ben squadrati: erano le antiche latomie da dove furono estratti le migliaia di blocchi di pietra per la costruzione dell'antica Ibla e anche esse riadattate per molteplici usi.

Pomeriggio visita alla città di Modica famosa per il suo cioccolato e per le vie ricche di barocco
Modica è tra le più pittoresche città della provincia e di tutta la Sicilia. E' situata nell'area meridionale dei Monti Iblei ed è divisa in due originali aree: Modica Alta, le cui costruzioni quasi scalano le rocce della montagna, e Modica Bassa, giù nella valle, dove un tempo scorrevano i due fiumi Ianni Mauro e Pozzo dei Pruni, poi ricoperti a causa delle numerosi alluvioni, e dove è ora situato il Corso Umberto, principali strada e sito storico della città. L'aspetto è prevalentemente tardo barocco, quasi interamente risalente al dopo-terremoto (1693). Ciò che rende la città così unica e affascinante è, prima di tutto, l'aspetto barocco, di cui il disegno urbano e centro storico di Modica abbondano; inoltre la presenza di pittoreschi violetti e stradine, ricche di vecchie botteghe, casupole o ricchi palazzi.
-4 giorno: Visita a Pantalica Patrimonio dell’UNESCO
Si tratta di un vasto territorio di 80 ettari con un perimetro di 5 chilometri e con una necropoli di cinquemila tombe che circonda la città sicula di Hybla. Il primo periodo a cui si fa risalire la necropoli è il XII-XIII secolo a.C.
Pantalica vide il suo ultimo periodo durante la colonizzazione greca di Siracusa, quando gruppi di Siculi furono allontanati da Ortigia e si rifugiarono nelle alture del sortinese avendo a disposizione una via d'acqua importante come l'Anapo. Pantalica, preziosa gemma incastonata nei monti Iblei, fu uno dei primi centri abitati della Sicilia Orientale, sede, dal 1250 al 700 a.C., di un prospero, sebbene non numeroso popolo, organizzato molto probabilmente secondo una struttura politica retta da un monarca. L'attuale nome di Pantalica deriva quasi sicuramente dall'arabo Buntarigah, che significa grotte.
Nel 1500 Tommaso Fazello identificò Pantalica con la mitica Erbesso ed alcuni studiosi ancora oggi credono di riconoscere nell'antico nucleo l'Hybla dei siculi.Tuttavia le origini di Pantalica, al di là di - sebbene fondate - supposizioni, rimangono avvolte in un fitto velo di mistero.
La conquista dei greci, infatti, distrusse quella società complessa, inglobando e mutando gli usi e le tradizioni dei siculi che la formavano. Le circa cinquemila tombe, immensa necropoli della civiltà preistorica, sono la testimonianza di un popolo la cui esistenza per alcuni versi possiamo solo immaginare. Fu l'archeologo Paolo Orsi a condurre, tra la fine del secolo scorso e gli inizi del '900, le campagne di scavi nella necropoli e i suoi studi furono continuati ed ampliati, più di cinquant'anni dopo, da un altro archeologo, L. Bernabò Brea, che si impegnò alacremente per svelare i segreti di Pantalica. In seguito alla persecuzione romana, alcuni gruppi di cristiani si stanziarono nella zona. Fra essi fu S. Sofia che, prima di subire il martirio, convertì al Cristianesimo i pantalicoti: nel 1538 fu proclamata da Paolo III patrona del paese di Sortino. Nella zona sono presenti anche importanti tracce della dominazione bizantina che a Pantalica si insediò con una legione militare. Con la fine della dominazione araba terminò l'insediamento umano in questi luoghi
Sita in prossimità del paese di Sortino e raggiungibile anche da Ferla, da un punto di vista turistico Pantalica dovrebbe porsi in un insieme di prototipi ideali aventi in comune la caratteristica di essere nello stesso tempo semplici, in quanto esempi di povera architettura funeraria rupestre, eppure altamente spirituali, in quanto forme dinamicamente attive.
Inoltre il teatro naturale in cui la necropoli si innesta, accentua notevolmente la suggestione e l'impressione del visitatore. Pantalica infatti si inserisce in uno scenario di circa ottanta ettari delimitato da due grandi cave, lungo le quali scorrono rispettivamente, a nord il fiume Calcinara (o Bottiglieria) ed a sud il fiume Anapo: i due fiumi, confluendo, danno origine ad est ad un unico corso d'acqua.
Dai versanti considerati risulta però particolarmente difficile raggiungere la necropoli: è infatti dal versante occidentale che agevolmente, attraverso uno stretto passaggio naturale, è possibile accedervi.
L'asperità del territorio non deve però ingannare il turista, poichè la sommità del massiccio di Pantalica presenta una fisionomia tutt'altro che frastagliata. Tale pianoro, la cui massima altezza è di 424 metri, lungo circa 1200 e largo 600, quasi al centro, in una posizione simbolicamente e logicamente privilegiata, accoglie il celebre Anaktoron o palazzo del Principe. E' tuttavia presumibile che la vita di Pantalica si svolgesse prevalentemente lungo i fianchi del massiccio, laddove è possibile scorgere le testimonianze dell'insediamento umano nei secoli: dai villaggi bizantini ai reperti risalenti ad un'epoca ancora più ntica, che nella tomba a grotticella trova l'esemplare più rappresentativo
- 5 giorno: Visita alla città barocca di Noto. Capitale del barocco, Noto fu fondata nel 1703 sul colle di Meti dopo che l’Iliade funesta del terremoto del 1693 aveva raso al suolo la millenaria città che portava lo stesso nome. Fu città "Capovalle" sino al 1817, quando perse questa prerogativa (che le era stata attribuita ai tempi della dominazione araba) a vantaggio di Siracusa, per tornare capoluogo dal 1836 sino al 1865 grazie ai Borboni. Nel ’66 con la soppressione delle corporazioni religiose, fortemente legate al tessuto economico e sociale della città, Noto subì un vero e proprio processo di involuzione politico-economica. Oggi conta quasi 22 mila abitanti, e lotta per mantenere vivo il suo "giardino di pietra", come lo ha definito Cesare Brandi: il suo immenso patrimonio barocco
-6 giorno:
Ad una quarantina di chilometri a Sud di Siracusa la Riserva naturale orientata ed oasi faunistica di Vendicari, in territorio di Noto, presenta ambienti diversi: un litorale sabbioso caratterizzato da una serie di dune, un tratto roccioso ed una parte comprendente alcuni acquitrini salmastri che costituiscono una delle zone umide più belle ed integre della Sicilia. La riserva, gestita dall’Ispettorato ripartimentale delle foreste della Regione siciliana, è soprattutto una stazione di sosta per gli uccelli migratori, tra cui fenicotteri, aironi, gru, pellicani, anatre. Sono 200.
La riserva è visitabile tutto l'anno. Per osservare gli uccelli consigliamo le prime ore del mattino o il tardo pomeriggio; è indispensabile allo scopo un binocolo.
Seguendo il sentiero che costeggia per breve tratto il Pantano Grande si giunge alla cosiddetta Torre Sveva che fu in realtà fatta edificare nel XV secolo da Pietro
d'Aragona e alla ciminiera che svetta in mezzo ai ruderi della tonnara, attiva fino
all'ultima guerra. Nelle vicinanze, proprio sugli scogli dove si infrangono le onde,
è possibile osservare le vasche di macerazione di uno stabilimento per la lavorazione del pesce, di epoca ellenistica, le cui principali attività sembra fossero la salagione delle eccedenze di pescato (tarichos) e la preparazione del garum, un sottoprodotto del primo che si otteneva facendo macerare nell'acqua del mare le viscere e gli scarti di lavorazione.
Dal punto di vista della distribuzione della flora, Vendicari è caratterizzata da un
alternarsi di substrato roccioso e sabbia: nel primo, prevalente a nord, verso Pantano Piccolo, abbonda una vegetazione a gariga costituita da cespugli a cuscino di timo e spinaporci nonchè orchidee e giaggioli e che si trasforma procedendo dal mare verso l'interno in macchia a lentisco, mirto e palma nana. Nei tratti in cui il substrato è per lo più sabbioso, come in prossimità del Pantano, si passa dalle associazioni di psammofile perenni (graminacee rizomatose) alla macchia a ginepro coccolone e rosmarino.e specie sino ad oggi osservate.

Visita a Marzamemi e Capo Passero estrema punta sud della Sicilia Estrema punta sudorientale della Sicilia, il capo è dominato dalla mole del faro che segna il promontorio in corrispondenza dei quale le acque dello lonio incontrano quelle del Canale di Sicilia.
A Capo Passero è stata fiorente nel corso di questo secolo l'attività della tonnara,
tuttora appartenente al barone di Belmonte, che ancora nel 1994 ha effettuato
una "calata". Del complesso fanno parte oltre a uno stabilimento per l'inscatolamento del tonno, ormai in disuso, la casa del rais, colui che dirigeva la mattanza e la residenza della famiglia da cui si gode una Splendida vista che spazia su un orizzonte infinito e mutevole secondo l'umore del mare.
L'isolotto dl Capo Passero crea con la terraferma un corridoio naturale, punto strategico per il passaggio dei tonni, che possono essere così facilmente catturati. Da quando però l'isolotto è stato espropriato per istituire una zona di protezione della palma nana e nelle acque di pertinenza della tonnara sono state
impiantate delle vasche per l'allevamento dei pesci, calare la tonnara è divenuto molto più difficoltoso e il luogo pur conservando intatto il suo fascino non ferve più di attività frenetiche come nel passato.
Una curiosità intorno alla mattanza, durante la pesca, i marinai usavano segnalare la quantità di tonni presenti nelle camere delle reti; se erano dieci alzavano una bandiera bianca e rossa, se erano venti una bandiera rossa, se erano trenta una bianca, se erano quaranta alzavano una bandiera bianca (trenta) e una rossa e bianca (dieci) e così via. Se il numero era incalcolabile si issava su un remo un giaccone da marinaio, u' cappottu, gesto che significava: "ora non li contiamo più, sono troppi".
Marzamemi rientra nella provincia di Siracusa. Esso e' un borgo marinaro che si sviluppa a due metri sul livello del mare su un breve promontorio. Nella zona, verso la fine del 1800, e' stato costruito uno scalo marittimo vicino alla preesistente tonnara ed alla seicentesca casa padronale dei principi di Villadorata.
La localita' e' interessante non solo dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, ma anche dal punto di vista storico visto che nei dintorni della localita', esattamente nelle vicinanze del pantano Morghella, si suppone che si sia sviluppata l'antica citta' di Ichana risalente alla fine del VI secolo A.C.
Portopalo di Capo Passero - E' un piccolo e caratteristico paese di pescatori, il centro dell'attività è naturalmente il porto che si anima tutti i giorni, tra le 12 e le 14, al sopraggiungere dei pescherecci, quando i compratori si affollano lungo le
banchine.
.-7 giorno: Taormina teatro greco, zona archeologica di Giardini Naxos,
Rientro aeroporto di Catania Fontana Rossa

L'itinerario per individuali con auto a segutito si può organizzare con nave ed auto a seguito con linea TTTLINES Napoli - Catania - Napoli
maggiori dettagli vedi:
www.tirrenia.it
www.tttlines.it


prenota ora
 
Design Art Imaging designStudio copyright ©2003 12944